Pericoli in cucina: gli alimenti (più o meno noti) tossici per il gatto

È risaputo: non tutti gli alimenti che noi consumiamo regolarmente possono essere assunti anche dai nostri animali.

I dati raccolti sui casi di intossicazione alimentare in cani e gatti mostrano come il 90% di questi si verificano in modo accidentale, ad insorgenza acuta e occorrono nell’ambiente domestico in cui vivono gli animali. Probabilmente per la loro natura curiosa e per la volontà di “toccare con mano”, la bocca nel loro caso, tutti gli alimenti con cui vengono a contatto, il 70-80% delle intossicazioni alimentari riportate in animali domestici vede coinvolti i cani.



Anche i gatti possono però risultare vittime di avvelenamenti, principalmente a causa di sostanze tossiche insapori ed inodori, soprattutto se mescolate ad alimenti a loro molto graditi; in alternativa, i gatti possono intossicarsi durante le attività di grooming (pulizia quotidiana) leccando le sostanze (come ad esempio il glicole etilenico, il comune antigelo, estremamente tossico per i reni) con cui il loro pelo è venuto a contatto.

Si ricordi anche che nei nostri appartamenti e nei nostri giardini possono essere presenti piante ornamentali responsabili di intossicazioni se ingerite dal gatto.

Per quanto riguarda le intossicazioni alimentari, quelle più descritte nel gatto riguardano casi di ingestione di aglio e cipolla, ma anche cioccolato, uva, uva passita e patate verdi.

Aglio, cipolla e tutto ciò che appartiene al genere Allium sono alimenti che contengono componenti tossiche che causano una forma di anemia per un danno ossidativo ai globuli rossi; l’effetto tossico non cambia se l’ingrediente viene assunto da crudo o da cotto e la dose tossica di cipolla riconosciuta nel gatto è di 5 g/kg. La sintomatologia acuta dovuta all’ingestione è prevalentemente di tipo gastrointestinale, con presenza di vomito, diarrea, dolori addominali e perdita di appetito.

La tossicità nel cioccolato è imputabile a molecole appartenenti alla categoria delle metilxantine (teobromina e caffeina), che si trovano anche in bevande come caffè, cola e thè. I casi più numerosi di avvelenamento da cioccolato si riscontrano durante le festività natalizie e pasquali e sono in genere descritti nel cane, in quanto i gatti sembrano essere meno interessati all’ingestione del cioccolato; tuttavia, l’effetto neurotossico delle metilxantine sembra essere ancor più grave nel gatto che nel cane. La sintomatologia in corso di avvelenamento riconosce ipereccitabilità, diarrea, tachicardia, tremori muscolari e, in certi casi, morte dell’animale.

La tossicità da uva ed uva passita è riconosciuta e descritta nel cane e non esistono ad oggi casi riportati nel gatto, sebbene non si possa escludere che possa riguardare anche questa specie. Al presente non si conosce quale sia la dose di uva che un animale deve ingerire perché si manifesti tossicità acuta renale, che insorge in genere circa 24h dopo l’ingestione, con il vomito come primo sintomo.

La pianta ed il frutto di avocado sono tossici, per quanto si conosce attualmente, per tutti gli animali tranne l’uomo; la tossicità sembra derivare da una tossina chiamata persina che provoca, se ingerita, sintomatologia gastroenterica oltre che insufficienza cardiaca e respiratoria.

Patate e pomodori possono contenere la solanina, un alcaloide potenzialmente tossico; i pomodori verdi (non maturi) e le patate mal conservate ed esposte alla luce (quelle che diventano verdi) possono contenere livelli elevati di solanina e dunque risultare tossici per il cane ed il gatto (la sintomatologia è di tipo gastroenterico e neurologico).



Sebbene il cane, per le motivazioni precedentemente descritte, sia più esposto rispetto al gatto all’ingestione di alimenti tossici, è bene che anche i proprietari di gatti siano adeguatamente informati su quali alimenti vanno tenuti in assoluto fuori dalla portata dei loro animali.


Articolo realizzato a cura di Carla Giuditta Vecchiato, Giacomo Biagi

Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie – Università di Bologna


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